A Lovere, dall’Accademia Tadini, il territorio del Sebino e le strategie culturali di promozione e di valorizzazione

Sabato 12 novembre sono stata invitata dal Comune di Lovere, dall’Accademia Tadini e dal circolo Amici del Tadini, a partecipare alla giornata di studi dedicata al territorio Sebino “La promozione e la valorizzazione del territorio Sebino. Una guida alle buone pratiche”. La giornata di studi è stata pensata come un momento di restituzione dei risultati del  progetto di promozione e valorizzazione del lago d’Iseo, presentato nel 2015, approvato nel 2016 e finanziato con un importo complessivo di 300 mila euro dalla Regione Lombardia – Assessorato allo Sviluppo economico, nell’ambito del Progetto regionale di eccellenza: Valorizzazione turistica dei Grandi Laghi Lombardi.

Il mio intervento era incentrato sul ruolo della cultura come motore di sviluppo e di coesione. Le parole chiave della presentazione che ho proposto sono state mappe, relazioni, esperienza, complessità e infine futuro e una piccola ricetta.

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Mappa, mappare, mapping, cultural mapping (con diverse accezioni), georeferenziazione, cartografia culturale: hanno avuto a che fare con la lettura del territorio e con la restituzione. In tutti i casi si è parlato di ricostruire nuovi confini, sapendo di volta in volta individuare i dati e le informazioni da privilegiare e mettendole in evidenza per dare una rappresentazione del territorio.

Il Sebino visto come un unico territorio – interessantissima la citazione di De Rita del 1947 sulla necessità di unificare le politiche di sviluppo per il Sebino sapendo superare i confini amministrativi, anche a testimoniare come i discorsi sullo sviluppo locale e territoriale affondino le radici nella seconda metà del novecento e siano nella loro sostanza discorsi di governance strategica e istituzionale – visto dal centro, come nella passerella di Christo, o dal battello di Lady Montagu, visto in base alle variazioni catastali o al tipo di coltura agricola, o ancora in base al numero di ragazzi che finiscono la terza media, e infine, ma non ultimo anzi base potente di rilancio e di ripensamento del territorio, visto in base agli itinerari culturali, agli studi, alle schede di approfondimento.

La cultura è attore importante in questa azione di rilettura del territorio, e al contempo tutta l’innovazione connessa agli open data e al processo in corso di digitalizzazione e apertura delle banche dati amministrative potrà fare molto bene alle politiche culturali territoriali.

Ma una volta che la lettura del territorio è completata, sono da compiere delle scelte di tipo strategico: come abilitiamo il nostro territorio a entrare in relazione con pubblici diversi?

Il tema della relazione e dell’esperienza non è semplicemente un lavoro di strumenti di comunicazione (sito web, brochure, piantina) ma è un lavoro di costruzione dinamica delle relazioni.

Richiede di domandarsi chi sono e cosa desideranoi nostri visitatori, quali differenze hanno, come si avvicinano e che tipo di esperienza si aspettano o vivono nel nostro territorio.

SPAIN. Madrid. 1995. Prado Museum.

SPAIN. Madrid. 1995. Prado Museum.

La comunicazione diventa un importante veicolo delle qualità del territorio: che tipo di stile uso per raccontarlo e descriverlo? Quanti elementi metto in gioco? Semplifico o descrivo? Attraggo, informo o approfondisco? Come mi distinguo da territori simili e concorrenti? Sì, di nuovo la comunicazione è una questione di scelte strategiche. E i fatti culturali e territoriali, per stare nella mappa, hanno bisogno di rappresentazioni complesse e stratificate, che possano orientare nella scelta anche il visitatore.

Per questo la narrazione può essere anche complessa, come quella di un film documentario  (Wiseman, National Gallery, 2014) sulla National Gallery, o più suggestiva e di fiction sul museo nazionale archeologico di Napoli  (Rossellini,Viaggio in italia, 1957).

Ricordandosi che non è semplice essere un turista culturale: forse abbiamo bisogno di costruire dei manuali di visita, con semplici consigli che orientino i diversi tipi di pubblici, domandandosi cosa li porta nel nostro territorio. Un manuale  proprio su come muovere i propri passi, come affrontare il viaggio di scoperta.

Perché questo discorso così turistico, o così tanto di sviluppo locale, è affrontato da esponenti e attori delle istituzioni culturali? Perché la cultura ha in sé una forte dimensione aspirazionale, è una competenza che sostiene lo sguardo in avanti, verso il futuro (A.Appadurai, Le aspirazioni nutrono la democrazia, et al edizioni, 2011).

Quale la ricetta dunque per promuovere il territorio?

Non una unica ricetta, ma stili diversi, diversi modi di scrivere, come nel caso di un semplice uovo bollito (come ci ricorda Aldo Buzzi, nel suo Uovo alla Kok, Adelphi, 2002). L’importante è che dalla mappa si arrivi a costruire delle strategie culturali che mettano in relazione visitatori e territorio, partendo dall’esperienza di visita, e con uno sguardo agli obiettivi a medio e lungo termine che la governance territoriale si pone.

Nella presentazione preparata per il convegno, il museo è volutamente usato come il primo mattone esemplificativo di tutto quello che accade e deve essere considerato in un territorio (spazio, relazioni, esperienze, comunicazione complessa, futuro), compreso l’amore: quello di chi, durante l’esperienza di visita, rimane incantato e si appassiona di un luogo.

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