Un certo quid: ripensare la propria comunicazione

Riprendiamo anche qui, un vecchio caso, perchè racconta di come si possa lavorare nella costruzione di reti di soggetti autonomi. Nel 2013 insieme e a fundraiser per passione  ho condotto una serie di giornate di lavoro con una rete molto particolare, preziosa e utile: quella degli sportelli regionali del Veneto della rete Qui Donna.

Il percorso promosso dalla Regione Veneto con la collaborazione tecnica della Fondazione Centro Produttività Veneto, era incentrato sulla formazione, sull’empowerment, e sul consolidamento strategico della rete di sportelli. Nello specifico l’obiettivo dei due incontri era far emergere visioni nuove e immaginare scenari strategici per definire un percorso di lavoro in rete, con una comunicazione unitaria, con maggiore consapevolezza anche dei pubblici degli stakeholder dei possibili donatori.

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Innovazione strategica: si riparte dal futuro.

“Dove siamo: per pensare al futuro, per poterlo costruire, un passo fondamentale è quello di riuscire a mettere a fuoco una rappresentazione della situazione presente sufficientemente capace di dare un senso a ciò che accade a noi e alla nostra organizzazione e che sia costruita cercando una condivisione delle rappresentazioni che hanno i singoli, ognuno dalla propria prospettiva e sulla base della propria storia.”

Grazia Gacci e Cinzia D’Agostino, Le organizzazioni alla prova del futuro: rappresentazioni, costruzioni, distruzioni, rimozioni, in “Spunti 11”, semestrale, STUDIOAPS, MILANO, 2008

Una fondazione, 30 persone circa, due giorni di laboratorio intensivo, una preparazione fatta di interviste e di messa a fuoco della situazione dell’organizzazione, una serie di incontri di follow up. L’obiettivo? Rivedere il piano strategico per il triennio successivo.

È un incarico del 2009/2010. Ne parlo adesso perché all’interno di quella esperienza sperimentavo molti strumenti, e consolidavo alcune tecniche di facilitazione e di conduzione di gruppo intorno a dei temi strategici.

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Riflessioni (in)attuali. L’inaspettato al museo: innestare cambiamenti

Nel libro per i volontari prima citato, al capitolo sulla comunicazione riprendevo Bennet, Una visita guidata, Adelphi, Milano, 2008 e con le sue parole descrivevo l’esperienza di visita al museo come un’esperienza di caratterizzata da “un certo dolor di gambe e da quel freddo demone della spossatezza che infesta i grandi musei”. Interessante far emergere subito il corpo dell’interlocutore, bisognoso di attenzioni e cure, spossato proprio dalla cultura. Eppure, concludeva Bennet, “la verità è che si la gente viene al museo per le ragioni più varie: per rilassarsi un po’ per ripararsi dalla pioggia, o per guardare i quadri o magari per guardare le persone che guardano i quadri. C’è da sperare, anzi da contarci, che queste opere riescano in qualche modo a emozionarli, e che, uscendo portino con sé qualcosa di inaspettato e imprevedibile”.

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È imprevedibile anche il processo che porta un’istituzione o una organizzazione ad aprirsi, a cercare nuovi pubblici, Continua a leggere

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Riflessioni (in)attuali sul costruire comunità in ambito culturale

Un libricino del 2009, intitolato Il volontario nel museo. Una mappa operativa, descrive il mio punto di vista personale e professionale, come formatrice e come consulente impegnata nel marketing e management culturale, sul tema e sull’agire del volontariato in ambito culturale.

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Il libro seguiva un felice percorso formativo destinato a operatori museali della Regione Lombardia, e seguiva le interessanti esperienze su questo tema di molti, tra i quali cito la Regione Piemonte e Emilia Romagna, che avevano a loro volta pubblicato degli interessanti manuali per la vita del volontario all’interno dei musei.

Erano tempi in cui si “iniziava” a pensare al tema delle risorse umane dei musei, anche in un’ottica di collaborazione e di coinvolgimento di risorse provenienti dal territorio, più appassionate che formate, da vivere come un arricchimento e non come una pericolosa intrusione.

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Anno nuovo, comunicazione nuova! Cominciamo dall’infografica!

Nell’anno passato non ho brillato per la costanza degli aggiornamenti. Per questo iniziamo il nuovo anno con un post particolare. Una sola immagine: il mio lavoro, le mie esperienze, il percorso fatto e le direzioni future. #aggiornamentinarrivo #workinprogress

(ps: per vedere l’infografica basta cliccare l’immagine e poi ingrandirla)

noemi satta_12

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#noslot=cultura. Interdipendenze e relazioni impensabili.

Sono prossimi gli aggiornamenti di questo blog, con il racconto dell’intenso periodo di lavoro di questo primo semestre 2013, ma ora qui scrivo per parlare solo del 13 giugno.

Il 13 giugno è un giorno importante sotto molti punti di vista.

E’ il blogging day contro il gioco d’azzardo legaleÈ una battaglia di sensibilizzazione che Vita sta portando avanti da tempo (qui si racconta come nasce e chi ha promosso l’iniziativa) e sulla quale tutti noi blogger di Vita siamo stati coinvolti.

Non sono temi che normalmente tratto, e domani sarò impegnata su un altro fronte, l’importante convegno della Fondazione Cariplo di riflessione sulle politiche culturali, e sull’innovazione possibile, a partire dai 6 distretti culturali lombardi.

Tuttavia mi pare evidente un’interdipendenza tra un paesaggio e un territorio vivo, e la presenza seriale diffusa, nell’indifferenza o quasi, del gioco d’azzardo legale.

Per questo per me #noslot vuol dire cultura, ossia dare spazi alla creatività, costruire nuove relazioni, parlare di politiche, reinventare il futuro, non bruciarselo, non permettere che te lo brucino. Tutte le informazioni su questo link http://www.vita.it/noslot/index.html

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Cosa succede in città? Cosa succede in valle?

“Pensare alla città sostenibile significa oggi pensare anche alla qualità della vita dei suoi abitanti e alla loro necessità di dar voce alle proprie storie personali.”

Queste parole, tratte da Scenari Urbani, di Marisa Galbiati e Francesca Piredda, danno il senso della collaborazione di  ZUP (tra le molte realtà e quartieri milanesi coinvolti) con gli studenti e ricercatori di Imagis, Dipartimento di Design del Politecnico di Milano.

Immagina Milano, questo il nome evocativo dato al percorso laboratoriale sul rapporto tra comunicazione, città, trasformazioni possibili, i cui risultati insieme a una articolata e approfondita riflessione sulla comunicazione, i suoi strumenti, il suo uso efficace e sostenibile per raccontare la città, le sue reti, le sue connessioni, le trasformazioni possibili, gli attori e gli agenti del cambiamento, sono parte adesso della pubblicazione Scenari Urbani. Il 31 gennaio  sarà l’occasione per discutere del libro ma soprattutto per aprire il confronto ad altre realtà di progettazione urbana partecipata dove l’uso del linguaggio audiovisivo è curato ed è esso stesso spunto di riflessione e di creazione di contenuti.

Spazi, socialità, comunicazione, trasformazione: queste le parole chiave per un progetto che ha a cuore il cambiamento e il futuro delle città nelle quali viviamo.

A partire dalle periferie, e da tutti quei territori eccentrici, lontani dal centro, ai margini, che producono spesso progetti bizzarri e innovativi. Per questo non ci si stupisca se è in una valle alpina, la valle Camonica, che si è inaugurato il 18 gennaio e proseguirà fino al 5 febbraio un ciclo di incontri dove al centro si trova il discorso sull’innovazione, tra esperienza e prassi, tra racconti di personalità di calibro (Profumo, Navone, Mattei, Bonomi) e il territorio alpino e camuno chiamato in dialogo e in ascolto. Esempi interessanti vengono proprio da questo territorio e dal suo innovare il linguaggio e le forme sul fare e valorizzare cultura e sul rendere la cultura una sfida sociale e economica.

L’innovazione passa dal ripensare il senso della comunicazione per un territorio, per il suo patrimonio culturale, per la condivisione sociale, per la crescita di una rete di attori territoriale. Ne parlerò alla Casa degli artisti a Bienno (BS) dalle 18:30 con Maria Grazia Mattei.

L’innovazione passa anche dal pensare che la comunicazione è un laboratorio, di condivisione e partecipazione. E dal ritenere che comunicare è produrre cultura.

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